Benvenuti in "La memoria è un bene rinnovabile", questo sito rappresenta il prodotto del lavoro svolto da alcune associazioni di Cernusco sul Naviglio sul tema della conservazione e trasmissione della memoria storica legata all’immenso patrimonio che la Resistenza ci ha lasciato.
Cernusco sul Naviglio
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1 November 2017

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Cernuschesi partigiani della montagna
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La Resistenza a Cernusco


Antonio Castoldi

Antonio Castoldi nasce a Brugherio il 19 maggio 1914. Domiciliato a Cernusco sul Naviglio in via Pietro da Cernusco (presso la "Curt da la treca"), nel 1943 era operaio presso la Pirelli di Sesto San Giovanni. Egli è stato tra i protagonisti degli scioperi di quell'anno che, iniziati a Torino il giorno 5, ripresero poi a Milano il giorno 24; scioperi che andavano ben oltre i motivi di malcontento economico, inserendosi in una precisa prospettiva politica: la fine della guerra e il crollo del fascismo.

 

Antonio Castoldi con la consorte Dina Pombi (1939)

 

Antonio Castoldi è stato uno dei 19 operai della Pirelli arrestati e processati per aver partecipato agli scioperi del marzo 1943, con questa imputazione: "Quali mobilitati per il servizio al lavoro alle dipendenze dello stabilimento ausiliario Pirelli di Milano Bicocca, in concorso tra loro, nei giorni 24 e 25 marzo 1943, ostacolavano il corso del lavoro sospendendo lo stesso per alcuni periodi di tempo protrattisi talvolta fino a due ore".
La mattina del 24 marzo 1943, Antonio Castoldi aveva trovato, presso il suo posto di lavoro, un pacco di fogli de "l'Unità" con una nota che lo invitava a diffonderli nel suo reparto prima che tutta la maestranza fosse entrata in fabbrica. I giornali erano stati certamente lasciati da un suo collega di lavoro, un comunista, che già da tempo aveva avvicinato il Castoldi e del quale il Nostro aveva cominciato a condividere le analisi politiche sulla situazione del Paese. Antonio Castoldi, senza essere pienamente cosciente del valore politico che avrebbe dovuto assumere quello sciopero, fece ciò che sentiva giusto e distribuì quei fogli, sui quali erano riportate richieste di aumenti salariali, di aumento delle razioni base di viveri e la proclamazione dello sciopero. Il giorno dopo, la sera del 25 marzo, si presentavano a casa sua un messo comunale e il maresciallo dei carabinieri con il mandato di cattura. Castoldi aveva 28 anni e lasciava moglie e due figli in giovane età.

 

Tessera Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti

 

Rinchiuso a San Vittore, più volte interrogato e picchiato, vi rimase per tre mesi; periodo durante il quale venne a contatto con diversi prigionieri politici, di alcuni dei quali subì il fascino della levatura culturale. Il processo, militare e a porte chiuse, si tenne a Milano e si protrasse per una settimana. Dei 19 operai della Pirelli arrestati, solo lui e Alfredo Ciceri vennero condannati: Castoldi ebbe la pena di un anno e tre mesi di reclusione, con la condizionale. Le prove del suo reato erano basate sulle testimonianze di un ingegnere e di un operaio della Pirelli.
Dopo questa sentenza, il Castoldi ebbe vita difficile alla Pirelli: dovette, infatti, abbandonare il lavoro e vivere di espedienti cercando di sfuggire all'odio dei fascisti. Entrato, poi, nella 107a Brigata Garibaldi "Libero Temolo" (un assistente della Pirelli fucilato a Piazzale Loreto) fu protagonista dell'insurrezione armata e della Liberazione di Sesto San Giovanni.
Con la rinascita della democrazia, Castoldi ricoprì per alcuni anni la carica di segretario politico della sezione del PCI di Cernusco.
Giorgio Perego

 

Materiale disponibile

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