Benvenuti in "La memoria è un bene rinnovabile", questo sito rappresenta il prodotto del lavoro svolto da alcune associazioni di Cernusco sul Naviglio sul tema della conservazione e trasmissione della memoria storica legata all’immenso patrimonio che la Resistenza ci ha lasciato.
Cernusco sul Naviglio
giorno mese anno
2 October 2017

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player

Cernuschesi partigiani della montagna
Cesare Beretta Cesare
Beretta
Quinto Calloni Quinto
Calloni
Giuseppe Comi Giuseppe
Comi
Felice Frigerio Felice
Frigerio
Ennio Sala Ennio
Sala
Lino Penati Lino
Penati
La fotografia La fotografia Virgilio Oriani Virginio
Oriani
Bruno Perego Bruno
Perego
Cesare Riboldi Cesare
Riboldi
Secondo Marelli don
Secondo
Marelli
Angelo Stocchetti Angelo
Stocchetti
Giovanni Vanoli Giovanni
Vanoli
Alberto Gabellini Alberto
Gabellini
Roberto Camerani Roberto
Camerani
Antonio Castoldi Antonio
Castoldi
Giovanni Codazzi Giovanni
Codazzi
Maria Codazzi Maria
Codazzi
Antonio De Stefani Antonio
De Stefani
Vittorio 'Ivo' Galeone Vittorio
Galeone
Angelo Ratti Angelo
Ratti
Angelo Galimberti Angelo
Galimberti
Pietro Tremolada Pietro
Tremolada
Giuseppe Meroni Giuseppe
Meroni
Percorsi e momorie della resistenza
Home  |   Contatti  |   Link utili  |   A  |   A+  |   solo testo  

Oltre Cernusco


Pietro Bastanzetti

Pietro Bastanzetti nasce a Vittorio Veneto nel 1901, ma cresce a Milano. A dodici anni inizia a lavorare e di sera studia. Lavora come capo reparto alla Motomeccanica di via Oglio a Milano. Nel 1934 si sposa e si trasferisce a Saronno. Nel 1943 gli operai lo eleggono nel primo nucleo del consiglio di fabbrica . Per la partecipazione agli scioperi del 1943-44 e la lotta antifascista viene arrestato. Inviato nel campo di sterminio di Mauthausen-Gusen, riuscirà a sopravvivere per poco più di due mesi. Muore a Gusen il 2 giugno 1944.

 

 

L'impegno e la lotta

Pietro Bastanzetti non aderisce al Partito Fascista. Nel 1943 accoglie con esultanza la caduta di Mussolini, spera in un ritorno alla democrazia. Crea una commissione sindacale all'interno dell'azienda, ma l'armistizio pone fine a tutto. Entra in clandestinità, si oppone al regime, sostiene la lotta partigiana, promuove gli scioperi del 1943 e del 1944.

 

Le conseguenze

La reazione non tarda ad arrivare: il 17 marzo 1944 Pietro è arrestato in fabbrica. Solo dopo due giorni la moglie riesce a sapere che è rinchiuso nel carcere di San Vittore. Lunedì 20 è trasferito a Bergamo, alla caserma del 78° fanteria.

 

In carcere

Riceve qualche rapida visita sotto la sorveglianza dei soldati tedeschi. Un giorno giunge un manovale di fonderia e si offre di andare in Germania al suo posto. Bastanzetti rifiuta per evitare rappresaglie. Lo sconosciuto se ne va con le lacrime agli occhi.

 

La deportazione

Il 5 aprile 1944, con oltre 400 compagni, parte da Bergamo, destinazione Mauthausen. All'arrivo, a scopo dimostrativo, il primo di loro viene fatto sbranare dai cani. Vengono spogliati, rasati, mandati alle docce.

 

A Gusen

Pietro è assegnato al sottocampo di Gusen I. È un bravo meccanico, lavora nella fabbrica di aerei Messerschmitt, in umide caverne scavate da altri deportati, in condizioni terribili: violenza fisica e psicologica, turni di lavoro massacranti, alimentazione inadeguata, malattia, solitudine e disperazione.

 

La fine

Il 1° giugno 1944, in condizioni pietose, ammalato di risipola e broncopolmonite, Pietro viene portato al revier da Angelo Caserini e Bruno Bagatta, ma non lo accettano, non è abbastanza grave. La mattina dopo, i compagni lo vedono sopra un mucchio di cadaveri, davanti al forno crematorio.

 

Il lascito

Presagendo la fine, Pietro aveva consegnato a Bruno due cerini per i figli, ma ben altra doveva essere la sua eredità. La troviamo nell'impegno instancabile del figlio Giancarlo, guida appassionata di innumerevoli pellegrinaggi civili a Mauthausen e Gusen. Ogni volta che narra la vicenda del padre, rinnova il dolore di una perdita insanabile, ma Pietro lo ascolta e gli sorride dal cielo di Mauthausen, perché il suo sacrificio non è stato vano.

Associazione Roberto Camerani

 

Materiale disponibile

Biografia [.pdf]